La sensazione costante di essere in ritardo.
C’è stato un periodo della mia vita in cui avevo la sensazione costante di essere in ritardo.
Non in senso pratico, non perché non riuscissi a stare dietro alle cose, ma proprio come stato mentale, come se ci fosse sempre qualcosa che stavo già inseguendo ancora prima di iniziare davvero la giornata.
Aprivo gli occhi e la testa era già piena, non c’era nemmeno quel piccolo spazio di silenzio tra il sonno e la realtà, era tutto subito acceso, tutto subito in movimento, e non nel modo bello e vitale del “mi sento viva”, ma in quello più sottile e un po’ stancante del “ok, cosa devo sistemare oggi”. ( se anche a te succede e vorresti cambiare marcia scarica la mini guida gratuita)
E la cosa curiosa è che, se guardavo fuori, tutto sembrava funzionare.Le cose venivano fatte, le responsabilità gestite, le scadenze rispettate, le persone intorno a me soddisfatte, per un po’ questa cosa mi ha anche tranquillizzata, perché ti racconti che se tutto gira, allora stai facendo bene. Solo che a un certo punto ho iniziato a notare un dettaglio che non riuscivo più a ignorare.
Anche nei giorni in cui facevo tantissimo, anche in quelli in cui la lista delle cose fatte era lunga e oggettivamente “produttiva”, io non mi sentivo presente nella mia vita e questa è una sensazione difficile da spiegare, perché non è un problema evidente, non è qualcosa che crolla, non è qualcosa che si rompe.
È più una specie di distanza sottile, come se tu stessi sempre un passo dietro a te stessa, sempre un po’ fuori dal centro della tua giornata e se ci penso bene, il nodo non era il numero di cose da fare, era che tutto aveva lo stesso peso.
Tutto era importante, tutto era urgente, tutto sembrava richiedere attenzione immediata, e quando vivi così non hai più davvero il tempo interno per scegliere, finisci per rispondere continuamente a ciò che arriva, senza mai fermarti a chiederti se quello che stai facendo è davvero ciò che conta in quel momento.
E questa cosa, alla lunga, cambia il modo in cui ti senti dentro la tua vita.
Perché non è solo stanchezza fisica, è proprio una dispersione continua, una sensazione di energia che si consuma un pezzo alla volta, senza mai un vero punto di ricarica.
E la cosa un po’ ironica è che, mentre tutto questo succede, tu continui anche a dirti che devi organizzarti meglio, che devi essere più efficiente, che devi riuscire a incastrare meglio le cose, come se il problema fosse sempre una questione di gestione e mai di spazio interno.
Io stessa ho fatto questo passaggio. Per anni ho pensato che il problema fosse come distribuivo le cose nella giornata, come se bastasse un sistema migliore, un’agenda più precisa, una gestione più intelligente per sentirmi finalmente “a posto”.
Poi ho iniziato a rendermi conto che il punto non era fare meglio le cose, ma accorgermi di come stavo dentro mentre le facevo.Perché puoi anche essere estremamente efficiente, puoi anche riuscire a portare avanti tantissimo, ma se tutto questo avviene in uno stato continuo di tensione e risposta, qualcosa dentro di te si allontana.
E piano piano ti accorgi che la tua giornata è piena, ma tu sei sempre un po’ fuori da quella pienezza.
Una delle cose che oggi vedo molto chiaramente anche nelle donne che seguo è proprio questo: non è che non sappiano gestire la vita, anzi, spesso sono bravissime, il punto è che la stanno gestendo tutta allo stesso livello di importanza, senza più distinguere cosa merita davvero energia e cosa invece sta solo occupando spazio mentale.
E quando tutto è sullo stesso piano, inevitabilmente tu diventi l’ultima priorità, non perché lo decidi consapevolmente, ma perché succede così, quasi automaticamente, perché c’è sempre qualcos’altro che “prima va fatto”.
E così arrivi a fine giornata con la sensazione di aver fatto tanto, ma senza riuscire a dire davvero come ti senti, perché non c’è stato spazio per ascoltarlo.Anche il tema del sovraccarico mentale oggi è sempre più riconosciuto, non solo a livello personale ma anche istituzionale, e realtà come l’Istituto Superiore di Sanità sottolineano quanto lo stress cronico legato alla gestione continua di responsabilità possa avere un impatto profondo sul benessere quotidiano.
Ma al di là delle definizioni, quello che mi interessa davvero è quello che succede nella vita di tutti i giorni, nel concreto, quando ti rendi conto che stai vivendo sempre in modalità risposta, sempre un po’ in rincorsa, sempre con la sensazione che manchi qualcosa anche quando hai già dato tanto.
E lì per me è cambiata una domanda.
Non ho più iniziato a chiedermi come fare a fare tutto, perché quella domanda non porta mai davvero sollievo, porta solo altra pressione.
Ho iniziato a chiedermi come mi sentivo dentro tutto quello che stavo facendo.
E all’inizio non è una domanda facile, perché non sei abituata a fartela, e soprattutto non sei abituata a darle ascolto senza giudicarla subito.
Però è una domanda che lentamente cambia il modo in cui stai nelle tue giornate, perché ti costringe a rallentare abbastanza da accorgerti di cosa sta succedendo davvero.
E forse il punto non è fare meno cose in assoluto, o cambiare completamente vita, ma iniziare a vedere che non tutto ha lo stesso peso, non tutto merita la stessa energia, non tutto deve essere portato da te nello stesso modo.
E già solo questo, quando lo inizi a sentire davvero, cambia qualcosa nel modo in cui respiri dentro la tua giornata.
Forse non hai bisogno di diventare più brava a gestire tutto, hai bisogno di smettere di trattare tutto come se fosse urgente allo stesso modo, e ricominciare piano piano a scegliere dove e chi vuoi davvero essere.