Non ho tempo

perché non è il tempo il vero problema

C’è una frase che sento spesso, talmente spesso che ormai la riconosco al volo, anche quando non viene detta esplicitamente:

“Non ho tempo.”

Arriva nei messaggi, nelle call, nelle prime chiacchierate, a volte è detta quasi con rassegnazione, altre con un filo di frustrazione, altre ancora con quella leggerezza apparente che nasconde molto di più.

E ogni volta mi viene da fare la stessa domanda: sei sicura che sia davvero il tempo, il problema?

Non è una provocazione ma una cosa che ho imparato nel tempo, prima su di me e poi lavorando con tante donne diverse tra loro, ma con un filo comune fortissimo: sono capaci, affidabili, presenti… piene fino all’orlo.

Perché il tempo, in realtà, a volte c’è, non sempre, certo, le giornate sono dense, il lavoro incalza, la famiglia chiama, gli imprevisti non mancano mai. Ma ci sono momenti (piccoli magari)  in cui uno spazio si apre.

Una mezz’ora la sera, un pezzo di weekend, una pausa pranzo un po’ più lunga del solito.

Eppure, proprio lì, succede qualcosa di strano: Quel tempo non nutre, non ricarica, scivola via.

E allora si torna al punto di partenza: “non ho tempo”.

Per anni l’ho pensato anch’io e la soluzione che mi davo era sempre la stessa: devo organizzarmi meglio.

Agenda più precisa, liste fatte meglio, più efficienza, miglior organizzazione.Funziona… fino a un certo punto.

Perché a un certo punto mi sono resa conto che non era quello il nodo, il problema non era che non riuscivo a incastrare tutto, il problema era che, in mezzo a tutto, io sparivo.

Non in modo evidente, non con un crollo o una crisi plateale.

Ero presente in tutte le cose da fare, ma sempre meno presente dentro quello che stavo vivendo e lì ho iniziato a guardare la questione da un’altra prospettiva.

Forse non è (solo) il tempo che manca ma lo spazio: spazio mentale per pensare con un minimo di chiarezza, spazio emotivo per sentire come sto davvero, senza andare subito in modalità “ok, cosa devo fare adesso?”, spazio in cui non sono costantemente in risposta a qualcosa o qualcuno.

Perché quando vivi così, sempre in modalità risposta, non importa quante ore hai,  sei comunque occupata, anche quando ti fermi.

Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre di più di questo tipo di fatica, che ha anche un nome preciso: carico mentale. Non riguarda solo quello che fai, ma tutto quello che tieni insieme, anticipi, organizzi, ricordi. 

Se ti interessa approfondire, trovi una spiegazione chiara anche in questo articolo pubblicato su "Panorama della sanità", che negli ultimi anni ha dato sempre più spazio al tema del benessere psicologico nella vita quotidiana.

Quando ho iniziato a mettere a fuoco questa cosa, ho capito anche un altro pezzo importante, molte delle donne che si sentono così non sono disorganizzate, sono esattamente il contrario.

Sono quelle che reggono, quelle che fanno funzionare le cose, quelle a cui ci si affida e, spesso, non si concedono spazio.

Non perché non lo desiderino ma perché non si vedono mai come la priorità.

C’è sempre qualcosa di più urgente, di importante, qualcuno che ha bisogno e così, quasi senza accorgersene, finiscono per vivere giornate piene… ma non davvero vissute.

A un certo punto la domanda da pormi è cambiata.

Non più:
“come faccio a fare tutto meglio?”

Ma:
“come voglio stare dentro le mie giornate?”

All’inizio sembra una domanda quasi vaga poi capisci che è l’unica che conta davvero.

Perché non ti chiede di fare di più ma di tornare presente e questa presenza non si costruisce con grandi rivoluzioni ma con piccoli spostamenti a volte quasi invisibili.

Per esempio, iniziando a notare dove, nella tua settimana, smetti di esserci, non dove fai troppo ma dove non ci sei più tu.

Magari è la sera, quando arrivi svuotata e scorri il telefono senza nemmeno accorgertene, il weekend, un momento della giornata in cui potresti fermarti… ma non lo fai.

Serve iniziare a vederlo perché è da lì che si crea spazio.

E no, non è egoismo: prendersi spazio non è togliere qualcosa agli altri.

È ciò che ti permette di continuare a esserci senza arrivare a fine giornata completamente svuotata.

Se ti riconosci in queste righe, non sei sola e non è detto che tu abbia un problema di tempo.

Forse hai semplicemente bisogno di ricominciare a creare spazio.

Uno spazio che deve solo essere tuo.

E da lì, piano piano, cambia tutto.


Se senti che è arrivato il momento di ritrovare tempo, spazio ed energia in modo concreto e sostenibile, puoi scrivermi. Possiamo capire insieme da dove partire, senza stravolgere tutto.

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