Molte di noi hanno imparato prestissimo a occupare poco spazio, non nel senso fisico (quello lo occupiamo eccome tra borse, zaini, spesa e mille cose da portare in giro). Parlo dello spazio emotivo.
Quello dove puoi dire “non ce la faccio”, “oggi no”, “ho bisogno di fermarmi”, quello solo nostro che abbiamo ridotto al minimo sindacale o anche meno.
Abbiamo imparato a essere brave.
Noi siamo quelle affidabili, quelle su cui si può contare, quelle che non si tirano mai indietro mai
E all’inizio funziona , diciamocelo, ti senti utile, apprezzata, e quel “meno male che ci sei tu” ti riempie di orgoglio.
Poi però succede una cosa molto poco poetica: ti stanchi e non della stanchezza classica da “mi sono fatta una giornata intensa”.
Parlo di quella stanchezza che ti rimane addosso anche quando hai dormito, anche quando hai provato a riposarti, anche quando, teoricamente, “non hai motivo di essere così stanca”.
Io questa sensazione la conosco bene.Per anni ho pensato che fosse normale vivere così!
Quella stanchezza "normale"
Normale arrivare a fine giornata svuotata.
Normale avere la testa sempre piena.
Normale incastrare tutto: lavoro, famiglia, figli, casa, messaggi a cui rispondere “al volo”, commissioni, impegni, e poi magari anche il volontariato, la lista mentale della spesa e quella vocina che ti ricorda che devi ancora prenotare quella cosa da tre settimane.
Ah sì, e nel frattempo anche ricordarti che esisti.
Piccolo dettaglio.
Prima il lavoro poi la famiglia, i figli, le urgenze, le cose importanti degli altri, il messaggio a cui “rispondo dopo cena”, il gatto che ti guarda male perché è l’unico che non puoi ignorare e non dimenticare il cane o le piante che sopravvivono per miracolo.
E tu, ovviamente, per ultima.Sempre per ultima.
Bravissima a fare tutto… ma sempre meno presente dentro la tua vita.
Questa è una cosa che vedo spesso anche nelle donne che seguo.
Donne intelligenti, sensibili, capaci.
Donne che reggono tutto.
Donne che dall’esterno sembrano “organizzatissime” e dentro si sentono spesso semplicemente stanche: non deboli, stanche
Non incapaci.
Di una stanchezza che non passa con una serata libera o un weekend tranquillo perché non è solo fisica.
È mentale, emotiva, profonda, continua.
Negli ultimi anni si parla sempre di più di carico mentale e del peso invisibile che molte donne si portano addosso ogni giorno. Anche Ordine degli Psicologi ha approfondito il tema dello stress cronico legato alla gestione costante di responsabilità familiari, lavorative e relazionali.
E quando inizi a riconoscerlo, ti accorgi di una cosa un po’ scomoda:
Non fai solo tante cose, ne tieni in testa troppe cose contemporaneamente e soprattutto, molti di questi DOVERI sono per qualcun altro.
Per anni ho pensato che la soluzione fosse organizzarmi meglio.
Ma non ha funzionato perchè il vero problema non era il sovraccarico, ma il modo in cui lo vivevo.
Puoi anche diventare molto brava a incastrare tutto, ma se dentro resti sempre in modalità "figlia del dovere che regge tutto”, prima o poi il conto arriva.
Un giorno ti accorgi che sei sempre nervosa e irritabile, che tutto ti pesa.
Magari ti dici anche: “sarà solo un periodo”. Ma poi quel periodo si allunga all'infinito.
Il punto non è smettere di essere affidabili o diventare improvvisamente persone che non si occupano più di niente.
Quando essere quella che regge tutto è così automatico che non ti chiedi nemmeno più se puoi farlo diversamente è giunto il momento di cambiare domanda:
Non più: “come faccio a fare tutto?” Ma: “quanto mi sta costando vivere così?”
E lì si apre un mondo un po’ diverso. Una rivelazione scomoda e un cambiamento non immediato ma più allineato a te.
Perché inizi a vedere quante volte dici sì senza sentirlo davvero, quante volte ti metti in fondo senza nemmeno accorgertene, quante energie spendi per tenere tutto in equilibrio.
E no, non serve una rivoluzione per cambiare questo.
Non è necessario sparire nel bosco come Biancaneve o diventare improvvisamente una persona che dice sempre no.
Serve iniziare a creare spazio per te: piccolo, concreto, sostenibile e, soprattutto, smettere di considerare normale il fatto di arrivare sempre ultima (anche per te stessa).
Perché non è una legge naturale è un’abitudine consolidata, è il modo in cui siamo cresciute e vissute si può cambiare un pezzo alla volta.
Se ti riconosci in queste righe, non c’è niente di sbagliato in te. Probabilmente sei solo una donna che ha retto tanto per tanto tempo.
Non serve essere ancora più forte ma smettere di sparire dalla tua vita, anche solo un po’.