«C’è una storia che ti racconti spesso, così spesso che hai finito per crederci. Forse è arrivato il momento di cambiarla.»
Questo è l’incipit di Felicità Alchemica e, in fondo, è anche il punto da cui tutto comincia. Perché prima dei traguardi, prima delle relazioni, prima perfino delle scelte che pensiamo di compiere in piena libertà, c’è sempre una narrazione che ci abita, una frase madre, un copione di fondo che torna nei momenti di crisi e che spesso si ripete senza che ce ne accorgiamo più.
A volte è la storia dei limiti, delle occasioni mancate, degli errori che avrebbero dovuto insegnarci qualcosa e che invece ci portiamo addosso come prove di inadeguatezza. A volte è la storia di un “non sono capace”, di un “non cambierò mai”, di un “ormai è andata così”. E a forza di raccontarcela finiamo per scambiarla per identità.
Ma è davvero questa l’unica storia possibile? È davvero tutto qui?
È davvero inevitabile abitare sempre lo stesso racconto, ripetere la stessa versione dei fatti, restare inchiodati alla parte di noi che soffre, che teme, che si difende, che prova a restare in piedi come può?
Queste sono le domande da cui nasce Felicità Alchemica, e forse sono anche le domande che molte persone non formulano ad alta voce, ma che sentono muoversi dentro quando la vita smette di collaborare, quando una crisi rompe il ritmo, quando un cambiamento non scelto costringe a rimettere in discussione tutto, quando perfino la parola “felicità” comincia a suonare stonata, lontana, quasi offensiva, perchè nel frattempo, abbiamo smesso di crederci e liquidiamo con un sorrisetto interiore... chi si ostina a farlo!
Il problema non è solo il dolore. È l’idea di felicità che ci hanno insegnato a inseguire
C’è un problema molto preciso, oggi, e non riguarda soltanto la fatica di vivere in un tempo incerto, pieno di rumore, di tensioni, di guerre, di violenze normalizzate, di corpi stanchi, di paure collettive che sembrano lontane ma in realtà ci toccano molto più di quanto ammettiamo. Il problema è anche l’idea di felicità che ci hanno messo in testa.
Che cos’è diventata, oggi, la felicità? Una vetta? Un’immagine ben riuscita? Un picco di euforia? Una vita che “funziona”? Un momento di mix biochimico da picco ormonale? Una checklist compilata bene? Una casa ordinata, un lavoro che performa, un corpo che regge, una mente che si controlla, un’agenda piena di risultati e un profilo che li mostra?
E se invece fosse proprio questa visione a renderci ancora più infelici?
Se il guaio non fosse soltanto il dolore, ma il fatto che ci vergogniamo del dolore perché ci hanno convinti che la felicità sia incompatibile con tutto ciò che non è "conforme", almeno in apparenza?
A me interessava partire da qui. Perché non credo alla felicità come stato da raggiungere, né come premio per chi ha fatto tutto bene. E neanche - meno che mai - come motivazione da palcoscenico che dura un istante.
Non la penso come un’emozione da trattenere con forza, né come una condizione permanente da difendere. Credo che la felicità, quando è vera, abbia molto meno a che fare con l’euforia e con la motivazione, e molto più a che fare con la capacità di attraversare la vita senza smarrire il filo di se stessi.
In questo senso, il libro prova a risolvere un nodo preciso: come smettere di confondere la felicità con una rincorsa spasmodica e vuota (e senza tregua), e ritrovare una forma di orientamento interiore anche nei momenti in cui tutto sembra rompersi. Perchè la vita è fatta di un aserie di momenti di crisi, come piccole iniziazioni personali.
Perché “alchemica”?
Ho chiamato questo libro Felicità Alchemica perché l’ Alchimia, nel suo linguaggio simbolico, racconta qualcosa che somiglia in modo impressionante all’esperienza umana. C’è una materia iniziale, grezza, opaca, spesso confusa. la Nigredo, il nero delle cose. Qualcosa si rompe, si scioglie, perde la forma che aveva. E' una fase di oscurità, di disgregazione, di incertezza. Solo dopo arriva un pò di chiarezza, una prima luce, l'Albedo, il bianco e, infine, una forma nuova che non cancella ciò che è stato, ma lo trasforma e restituisce senso e significato, nonostante tutto. E' il rosso della Rubedo. Solve et Coagula.
Non è esattamente quello che accade davvero nella vita?
Non è così che succede quando una relazione finisce, quando perdi qualcuno, quando il corpo si ammala, quando il lavoro non ti rappresenta più, quando una parte di te smette di poter vivere nel modo in cui ha vissuto fino a quel momento? Prima qualcosa si spezza, poi resti nel caos, poi, se hai il coraggio di non scappare subito, cominci a vedere.
La felicità, allora, non è il contrario del dolore. È la possibilità di non perdere completamente la direzione mentre lo attraversi, perchè è uno stato naturale, come dico nell' omonimo podcast, "che ci appartiene dalla nascita, come la fame e il sonno, è un bisogno primario ed è ciò a cui tendiamo sempre".
Questo libro nasce da una domanda, ma anche da un percorso molto concreto
L’idea originaria di Felicità Alchemica non nasce dal nulla. Parte da una ricerca che per me è stata decisiva, quella della mia seconda laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, per la quale ho scritto una tesi dal titolo Il potere del cambiamento attraverso le parole. Quel lavoro mi ha appassionata profondamente, perché mi ha costretta a guardare da vicino qualcosa che avevo intuito da tempo, ma che lì ha preso una forma più chiara: il modo in cui parliamo, ci parliamo, nominiamo un’esperienza, raccontiamo una ferita o una possibilità, modifica concretamente il nostro rapporto con la realtà.
Le parole non sono semplici etichette. Non sono un rivestimento elegante da mettere sopra le cose. Le parole orientano l’attenzione, attivano immagini mentali, cambiano la postura interiore, aprono o chiudono possibilità di azione. Le parole, come mi piace dire, sono agenti di trasformazione. Se mi racconto che sono bloccata, parlerò e mi comporterò come una persona bloccata (ed essendo stata "bloccata" fisicamente per un paio di anni... lo so bene!) Se inizio a raccontarmi che sto attraversando una soglia, la stessa esperienza smette di essere solo una condanna e può diventare un passaggio, una porta per un altrove.
Da quella tesi è nato prima il podcast Felicità Alchemica – Maestri, Parole, Storie, un progetto che ha preso vita attraverso la voce, la narrazione e, quando possibile, le voci originali dei Maestri, perché sentire non è la stessa cosa che riassumere. Il timbro, il ritmo, la presenza di una voce portano con sé un’umanità che la sola teoria non riesce a restituire. E da lì, da quel lavoro già vivo, già abitato, è nato poi il libro, che amplia, approfondisce, collega, rallenta, un altro spazio di attraversamento.
Maestri, parole, storie: perché questa struttura
Il libro è costruito attorno a 7 parole chiave che, lette così, potrebbero sembrare astratte e invece sono esattamente i punti in cui la vita si gioca: cambiamento, comunicazione, valore, cicatrici, crisi, appartenenza, performance. Non sono parole scelte a caso, e non sono parole decorative. Sono soglie.
Ogni parola viene osservata attraverso lo sguardo di un Maestro della psicologia del Novecento e del pensiero contemporaneo, maestri che vanno riscoperti per il loro immenso e attualissimo messaggio, per lasciarsi guidare da chi ha passato la vita a cercare di comprendere la complessità dell’essere umano.
Con Milton Erickson il cambiamento non è un’imposizione, ma uno spostamento spesso obliquo, laterale, quasi impercettibile all’inizio, che però modifica tutto. Con lui capisci che non sempre si cambia sfondando una porta; a volte si cambia quando una metafora apre un varco dove la mente razionale vedeva solo un blocco.
Con Marshall Rosenberg la comunicazione smette di essere uno scambio superficiale di parole e diventa un luogo in cui si gioca la possibilità di costruire ponti o alzare muri. Dietro ogni comportamento, ci ricorda, c’è un bisogno umano. Che cosa accadrebbe nelle nostre relazioni se imparassimo davvero a guardare lì, invece di restare inchiodati alla superficie del conflitto?
Con Virginia Satir si entra nel territorio del valore personale, delle famiglie, dei ruoli e delle maschere che iniziamo ad indossare, delle difese, di tutto ciò che impariamo molto presto per sentirci amati e accolti. Per avere sicurezze. Quante volte da adulti continuiamo a vivere dentro ruoli che non ci appartengono più, solo perché un tempo ci hanno garantito l'appartenenza alla famiglia di origine?
Con James Hillman parlo di cicatrici come soglie, come la voce del Daimon. Non sono più solo difetti o problemi da correggere, ma diventano luoghi di senso, segni di una forma unica, richiami di quella vocazione profonda che non si lascia mettere a tacere facilmente e insieme a lui, esploriamo la strada per l'Eudaimonia.
Con Viktor Frankl la crisi si lega al senso. E qui non c’è nessuna retorica, perché Frankl ha elaborato la sua riflessione nell’orrore dei campi di concentramento. La sua intuizione – che tra lo stimolo e la risposta esiste uno spazio, e che in quello spazio abita la nostra libertà – che diventa una postura esistenziale, un modo di vivere - o subire - la vita.
Con Alfred Adler entra in scena l’appartenenza, il bisogno di sentirsi parte, il senso di inferiorità che può schiacciarci oppure diventare una spinta a trascendere noi stessi in modo creativo e non distruttivo. Parliamo di volontà di potenza. Nessuna felicità autentica, in fondo, può essere costruita contro gli altri o senza gli altri.
Con John Whitmore padre del Coaching la performance smette di essere prestazione ansiogena e torna a significare espressione del potenziale, allineamento tra ciò che sei e ciò che fai, coerenza tra valori, scelte e azioni.
Questi Maestri, nel libro, non sono statue da museo. Sono strumenti ottici. Ti aiutano a vedere meglio.
E poi ci sono le storie del mito, le più antiche forme di psicologia.
Accanto alle parole e ai Maestri, nel libro ci sono i miti, le parabole simboliche, le storie che nel podcast chiudono o accompagnano le puntate. Perché? Perché le storie fanno qualcosa che la spiegazione non riesce sempre a fare. Entrano senza forzare, aggirano le difese, parlano alla nostra parte inconscia e, proprio per questo, producono cambiamento.
Quante volte hai capito davvero qualcosa non quando qualcuno te l’ha spiegata - magari anche bene - ma quando l’hai vista incarnata in una storia, in un esempio? Quando un' immagine concreta nella tua mente, un personaggio, una scena, hanno dato corpo a qualcosa che sentivi da tempo e non riuscivi ancora a formulare?
I miti, in questo senso sono la psicologia prima della psicologia. Ti mostrano tutta l'esperienza umana: cadute, prove, metamorfosi, fedeltà, amori, amicizie, tradimenti, perdite, ritorni. E mentre le ascolti, spesso, ti ritrovi in loro.
Un buon motivo per leggerlo
Un buon motivo per leggere Felicità Alchemica è questo: può aiutarti a interrompere una narrazione automatica. Può offrirti un altro linguaggio per stare dentro ciò che vivi, soprattutto se senti che le parole che hai usato finora non bastano più, o peggio, ti si stanno rivoltando contro.
Se sei stanco della crescita personale che riduce tutto a obiettivi, performance, ottimizzazione, questo libro prende una strada diversa. Se vuoi profondità ma non sopporti i testi che si compiacciono della propria intelligenza e dimenticano le persone reali, qui trovi un passo differente. Se cerchi strumenti ma non formule, domande ma non sentenze, presenza ma non esibizione, allora potresti trovare in queste pagine un compagno di viaggio.
Non voglio insegnare niente a nessuno, piuttosto, desidero e provo ad offrirti una mappa. Qualcosa che non semplifica la complessità, ma ti aiuta ad attraversarla senza restarne schiacciato.
Forse il punto non è ottenere la felicità. Forse è ricordarci chi siamo davvero, quando la nostra mente, il nostro cuore e la nostra pancia sono allineati e smettono di fare a botte!

Forse c’è una storia che ti racconti da anni. Forse parla dei tuoi limiti, delle cose che non hai saputo trattenere, di ciò che non sei riuscito a diventare, del tempo che credi di avere perso. Forse è arrivato il momento di rileggerla.per vederla da un punto leggermente diverso, quel tanto che basta a far entrare un’altra possibilità.
Non credo che questo libro “regali” felicità. Sarebbe una promessa sbagliata che non voglio farti. Credo però che proponga una trasformazione, e che ogni trasformazione autentica porti con sé una forma di felicità più profonda, meno "usa e getta", meno dipendente dagli applausi, meno fragile di quella da palcoscenico a cui ci hanno abituati.
Forse il punto non è ottenere la felicità. Forse è ricordarla.
Ricordare che non coincide con il picco, ma con il processo.
Che non coincide con l’assenza di dolore, ma con la possibilità di non perdere il senso mentre attraversi il dolore.
Che non coincide con il diventare perfetti, ma con il diventare un po’ più vicini a chi sei davvero.
Se senti che questo può risuonare con te, Felicità Alchemica potrebbe essere il libro giusto da incontrare adesso.
Lo trovi su Amazon a questo link:
LIBRO FELICITA' ALCHEMICA - UN MODELLO DI FELICITA' NON CONVENZIONALE
Arrivederci al prossimo articolo!👋
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Grazie per la tua attenzione e per il tempo della lettura.
Emanuela Morello
Mental Coach ad orientamento ericksoniano
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